Quella di Eva è una storia che racconta meglio di qualsiasi altra cosa l’essenza e il valore del progetto “Dalla parte delle bambine” in Tanzania, fatto di impegno e coraggio: queste le sue parole.

Mi chiamo Eva Mdemu, ho 18 anni e frequento la Kawawa Secondary School, nel distretto di Mufindi, Iringa. Fino a qualche anno fa pensavo che la vita per i giovani significasse solo divertimento; ma poi ho capito che la vita può cambiare, e diventare cupa e triste. E quando questo succede, noi giovani non dovremmo disperarci, ma trovare il coraggio per cercare una via di uscita. Quando io ho dovuto affrontare situazioni molto difficili, ho capito che sarebbero state delle grandi lezioni di vita e ho imparato che i problemi non possono essere risolti da altri, ma da noi stessi.

Entrambi i miei genitori sono morti quando ancora frequentavo la scuola primaria e io sono andata a vivere con la mia matrigna. Ero ottimista sul fatto che sarei riuscita a superare gli esami e a frequentare anche la scuola secondaria. Sicura di ciò, trovai un lavoro come donna di servizio in una famiglia, così da poter iniziare a risparmiare per poter pagare le tasse della scuola secondaria. La casa in cui lavoravo era molto grande, ma ci vivevano solo moglie, marito e un altro uomo impiegato come guardiano.

Fu proprio lui la causa dei miei problemi: dopo aver provato varie volte ad avere un rapporto con me e dopo essere stato sempre rifiutato, una notte mi sequestrò e violentò. Piansi tutte le mie lacrime, ma soprattutto provai un grande senso di vergogna. Restai in silenzio e non raccontai a nessuno quello che era accaduto.

Fortunatamente, quando i risultati degli esami nazionali STD VII uscirono, scoprii di avercela fatta e di essere stata selezionata per far parte della classe I nella scuola secondaria J.J.Mungai. La mia matrigna presentò la mia situazione a scuola, e il preside concordò nell'aggiungermi alla lista delle ragazze che avrebbero ottenuto la borsa di studio del FAWE Tanzania. La scuola iniziò, ma dopo soli 3 mesi scoprii di essere incinta. Mi fu proibito di continuare gli studi, perché in Tanzania le ragazze madri non possono andare a scuola ma devono occuparsi del proprio bambino.

Dovetti lasciare la scuola e tornare a casa. Andai a vivere da mia sorella maggiore e rimasi lì fino alla fine della gravidanza, quando nacque la mia bambina. Ho accettato la mia situazione credendo nel fatto che forse era questo il mio destino, e perciò non avrei potuto fare niente. La mia vita andò avanti così: vivevo con mia sorella sarta, che mi insegnava come prendermi cura della mia bellissima bambina.

Finché un giorno vennero a trovarmi i responsabili di Children in Crisis Italy con il partner locale FAWE Tanzania: quando vennero a sapere quello che mi era successo, vollero incontrarmi personalmente, e mi chiesero se ero pronta per tornare a scuola! Dopo tutto quello che era successo, non potevo tornare nella stessa scuola, così mi sono iscritta nella Scuola Secondaria Kawawa. Adesso frequento la classe III e spero di poter ricevere il certificato degli esami “O level" il prossimo anno.

Ringrazio con il cuore tutti quelli che mi hanno dato questa opportunità. Quanto a me, ho imparato che bisogna essere tenaci e avere il coraggio di perseverare nei propri obiettivi anche nei momenti più difficili. 


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