Dal 22 maggio al 2 giugno 2012, Silvana Lauria, Vicepresidente di Children in Crisis Italy, ha effettuato una visita di monitoraggio al progetto “Dalla parte delle bambine” in Tanzania: il suo racconto.


«Il progetto “Dalla parte delle bambine” sta diventando sempre più ampio e sta davvero portando un impatto positivo nella vita di tante ragazze, insegnanti e famiglie: sono ormai 155 le ragazze che possono studiare grazie al nostro aiuto, numero che è destinato a crescere, anche alla luce delle numerose richieste di aiuto che ci arrivano.

In questo viaggio ho visitato 3 delle scuole, quelle in cui si trovano il maggior numero di studentesse e in cui Children in Crisis sta realizzando una serie di lavori di miglioramento anche delle strutture, che in alcuni casi non garantivano alle studentesse la possibilità di alloggiare, cosa indispensabile in contesti rurali come quelli in cui si trovano le scuole. 

In collaborazione con il FAWE Tanzania, abbiamo già realizzato importanti opere, come l’installazione dei pannelli solari nella scuola Mgugu, che hanno segnato davvero in profondità la vita nella scuola, portando un miglioramento notevole per le ragazze e gli insegnanti; o come l’aumento del numero dei letti nella scuola Lufilyo e il miglioramento dei bagni, un passo avanti significativo dal momento che molte delle ragazze vivono a diverse ore di cammino dalla scuola.

Nel corso dell’anno poi verranno completate altre importanti opere, come la mensa nella Scuola Lufilyo , la bibilioteca nella Scuola J.J. Mungai e la pompa dell’acqua nella Scuola Mgugu.

Il progetto quindi procede e si consolida, ma sono ancora tanti i problemi che devono essere affrontati. Mancano per esempio i libri di testo: può sembrare assurdo, ma si arriva a condividere anche un solo libro di testo per venti alunni! 
Ma una delle sfide più impegnative che ci troviamo ad affrontare riguarda la sensibilizzazione verso le famiglie, affinché capiscano l’importanza che riveste la scuola per il futuro delle proprie figlie: alcune delle ragazze hanno dovuto rinunciare alla borsa di studio a causa delle pressioni da parte delle famiglie per rimanere a casa e dedicarsi unicamente ai lavori domestici invece di studiare. È un problema forte e molto radicato, e al contrario dei lavori strutturali o dell’acquisto dei libri, è un lavoro che richiede non solo risorse finanziarie ma anche tempo, competenze e tanta tenacia. 

Al di là del sostegno finanziario, ogni anno ci è più chiaro che queste ragazze si sentono incoraggiate dal nostro sostegno, dalla consapevolezza che ci sono persone che credono in loro: cosa che ci spinge a continuare con il nostro lavoro con sempre più convinzione».


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